Il molinetto della croda visto dal drone

IL MIO VENETO

 

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Relax al Molinetto

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Lago Coldai

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Tra le tante splendide passeggiate per famiglie che si possono fare in Agordino, una tra le più apprezzate è certamente quella che conduce al bellissimo Lago Coldai alle falde del Civetta; si tratta di un itinerario mediamente piuttosto semplice su sterrato e sentiero montano che chiunque con un minimo di predisposizione alla camminata può affrontare tranquillamente, bambini inclusi. La possibilità poi di salire da Alleghe comodamente con i due tronconi della cabinovia Alleghe – Col dei Baldi rende l’escursione al Lago Coldai ancora più accessibile ed alla portata di tutti.

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Il Lago Coldai è uno splendido lago di montagna delle Dolomiti, Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO, collocato su un ampio pianoro racchiuso tra i Monti Civetta e Coldai, in un contesto paesaggistico di altissimo valore; il colore unico del Lago Coldai, i meravigliosi paesaggi montani della zona, le imponenti pareti del Civetta rendono il lago un posto unico e molto affascinante, apprezzata meta di escursione di migliaia di visitatori ogni anno.

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Il Lago Coldai si raggiunge facilmente da Palafavera e da Alleghe per quanto riguarda l’Agordino, da Alleghe è possibile salire fino a Piani di Pezzè con la prima cabinovia e seguire la comoda strada sterrata fino a Malga Pioda o salire fino a Col dei Baldi con la cabinovia successiva e raggiungere Malga Pioda con una semplicissima passeggiata su un terreno pianeggiante. Da Malga Pioda si segue poi il sentiero CAI 556, ex strada militare ed oggi parte dell’Alta Via delle Dolomiti 1, fino al Rifugio Coldai e quindi con un’ultima salita la forcella sotto la quale si trova il Lago Coldai, il tutto senza impegnare eccessivamente l’escursionista.

Il Lago Coldai è particolarmente apprezzato per il suo colore spettacolare, risultato della miscela minerale che caratterizza l’acqua; l’appoggio del vicino Rifugio Coldai ne fa una destinazione ideale per le famiglie in vacanza in Agordino, il cuore delle Dolomiti.

Soave

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Soave è un comune della provincia di Verona. Non è chiaro se sia stato il paese a dare il nome al suo celebre vino, oppure il vino a dare il nome al borgo. La leggenda vuole che sia stato addirittura Dante Alighieri, ospite per un banchetto al castello scaligero a dare il nome “Soave” al paese in virtù del suo delizioso vino.

Il Castello Scaligero è il maggiore punto di richiamo del territorio. E’ probabile che il castello sia sorto su un antico fortilizio di origine romana. Il primo documento che ne testimonia l’esistenza è del 934, quando servivano fortificazioni per proteggere i centri abitati dalle invasioni delle popolazioni dell’Est europeo. Si tratta di una costruzione medievale che domina dalle pendici del Monte Tenda la pianura sottostante.

Soave, racchiuso nelle mura fortificate, si apre al mondo attraverso quattro antiche porte. Da vedere anche il Palazzo di Giustizia trecentesco che sorge in Piazza Antenna, il Palazzo Cavalli, eretto nel 1411 dal Capitano di Soave, Nicolò Cavalli. Attorno a Soave il paesaggio è incantevole, fatto di colline ricoperte da vigneti e piccoli borghi. L’altopiano è caratterizzato da fenomeni carsici e da giacimenti fossili che ne testimoniano l’origine marina. Alle spalle del borgo ci sono i monti Lessini, mentre a valle il corso del fiume Adige, con le sue anse.

La zona di produzione del Soave è situata nella parte orientale dell’arco collinare della provincia di Verona. La Strada del vino Soave   tocca tredici comuni, interessati alla Denominazione di Origine Controllata e abbraccia le cantine più apprezzate per la produzione del rinomato vino. Tutto l’itinerario è contrassegnato da una segnaletica per poterlo seguire. Tra i prodotti del territorio oltre alle uve da vino si segnalano: il formaggio Monte Veronese, il riso Vialone Nano, l’olio, le ciliegie delle colline veronesi, il radicchio veronese e il marrone di San Mauro.

Treviso – Porta S.Tommaso

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Porta San Tomaso, posta in direzione Nord di Treviso, eretta sotto la podestà di Paolo Nani ai primi del ’500, è opera di Gugliemo D’Alzano di Bergamo anche se la storia non esclude l’intervento di marmorari provenienti da Venezia, in particolare i fratelli Lombardo.
La statua posta sulla sommità della porta, non raffigura San Tomaso, come riportato dalla tradizione popolare bensì San Paolo.

La storia anche se poco nota è precisa: il senato veneziano impose al podestà di Treviso di dedicare la porta all’arcivescovo di Canterbury San Tomaso Becket (nato a Londra ai primi del 1100, morto nel 1170 e canonizzato qualche anno dopo da Papa Alessandro III), ma Paolo Nani fece erigere sulla sommità della copertura la statua raffigurante l’apostolo suo omonimo San Paolo.

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Porta San Tomaso – 1846
Incisione di Antonio Nani.
(Biblioteca Comunale di Treviso)
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Porta San Tomaso oggi
distanziatore All’esterno sull’arco centrale, è riportata la scritta: “Porta de San Thomaso”, in dialetto veneto per le genti provenienti da fuori Treviso, per lo più contadini.

Sull’arco rivolto verso la città, la stessa scritta è riportata in lingua latina (Porta Sancti Thomae – Dominus custodiat introitum et exitum tuum) a rimarcare la differenza tra la cultura aristocratica del centro e la campagna.

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