Ponte dei Sospiri , Venezia

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20AGO2015

” Ero a Venezia sul Ponte dei Sospiri ; un palazzo da un lato , dall’altro una prigione ; vidi il suo profilo emergere dall’acqua come al tocco della bacchetta di un mago. ”                                                      

( George Byron )


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IL BANCO VINCE …

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il banco vince

Uno scorcio del Sile a Treviso

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Venezia – angoli nascosti a Dorsoduro

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Treviso – centro storico

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Op. 15 - L'acqua scorre sotto casa

Op. 15 – L’acqua scorre sotto casa


 

Isola di Pasqua e i suoi Misteri

DISCUSSIONE

” Mi ha sempre affascinato fin da piccolo…. “Moai-Isola-di-Pasqua2

L’Isola di Pasqua è un’isola dell’Oceano Pacifico meridionale appartenente al Cile. Situata a 3.601 km a ovest delle coste del Cile e 2.075 km a est delle Isole Pitcairn, è una delle isole abitate più isolate del mondo.

L’Isola di Pasqua è situata sulla dorsale pacifica dalla quale prende origine. La costa si abissa quindi rapidamente nei dintorni dell’isola fino a profondità che possono raggiungere i 3000 metri.   A causa delle sue origini vulcaniche l’isola si è formata su di una base basaltica tipica per le dorsali oceaniche e non vanta quindi molte spiagge ma è invece caratterizzata per la maggior parte da ripide scogliere.

Nella zona meridionale dell’isola si trovano infine tre isole minori (Motu Iti, Motu Kau Kau e Motu Nui) che invece sono disabitate. L’arcipelago più vicino all’Isola di Pasqua è l’arcipelago delle isole Austral, con le isole di Tubuai e Rapa.  A causa della sua posizione l’Isola di Pasqua gode di un clima subtropicale con temperature medie che si aggirano intorno ai 21 gradi centigradi e con uno sbalzo termico quasi nullo tra una stagione e l’altra. L’isola è quindi esposta per la maggior parte dell’anno all’aliseo, che soffia in direzione nord est.

Flora

L’Isola di Pasqua con le sue sole 48 specie vegetali native è una tra le isole più povere di specie vegetali in tutta l’area del Sud Pacifico. L’isola infatti è situata in una zona lontana dalla costa e in tutta la sua storia geologica non ha mai goduto di un collegamento con la terraferma, mentre la maggior parte delle correnti oceaniche che interessano l’isola provengono da occidente e non portano pertanto semi dalla terraferma. Anche il contributo da parte delle specie di uccelli migratori che popolano l’isola è stato modesto.

Si ritiene perciò che la maggior parte delle piante attualmente presenti sull’Isola di Pasqua sia stata importata dall’uomo. Tale teoria trova inoltre conferma sia nella leggenda locale di Hotu Matu’a (Grande Genitore), secondo la quale furono gli uomini a portare le piante, sia nei diari dei primi europei che visitarono tale isola, secondo i quali la popolazione locale disponeva al momento del loro arrivo già di proprie coltivazioni, che venivano usate per il sostentamento umano e come fonte di mangime animale.

Tra le piante indigene esistenti sull’Isola di Pasqua spicca anche la Triumfetta semitriloba, un arbusto dalle piccole dimensioni che appartiene alla famiglia delle Tiliaceae. Questa è probabilmente, in accordo con alcuni studi, una delle prime piante che circa 35.000 anni fa popolò l’isola. In passato questa pianta veniva utilizzata per tessere le reti dei pescatori.

Venendo al paesaggio odierno nel complesso, questo è prevalentemente occupato da ampie praterie.

Il forte vento che spira quasi tutto l’anno sull’isola rende pressoché impossibile la coltivazione di piante sensibili, e ha reso necessario attuare particolari accorgimenti affinché queste piante potessero essere coltivate. Come all’epoca, anche oggi alcune piante di banano vengono coltivate all’interno delle caldere che, essendo riparate dal vento, dispongono di un microclima favorevole alla crescita di questa pianta.

Fauna

Come la flora anche la fauna dell’isola ha risentito notevolmente della presenza degli esseri umani e della sua posizione isolata. Secondo le ricerche condotte negli ultimi anni, l’Isola di Pasqua prima della colonizzazione umana era abitata da almeno 25 specie di uccelli marini e da 6 specie di uccelli terrestri. Nessuna specie terrestre è sopravvissuta all’estinzione, e delle specie marine ne rimane solo una sull’isola.

I mammiferi che vivono sull’isola quali cavalli, pecore, mucche e maiali sono tutti stati importati dagli uomini.

Cenni storici

La storia dell’Isola di Pasqua è difficile da ricostruire in quanto mancano completamente fonti certe e i primi coloni non hanno lasciato documenti scritti ai quali fare riferimento, dato che questi popoli all’epoca della prima colonizzazione dell’isola non disponevano ancora di una scrittura. Per quanto riguarda l’origine della popolazione anche qui sorgono diverse controversie. Secondo degli studi fatti la popolazione indigena doveva essere originaria dell’America del Sud.

L’isola si doveva presentare come una immensa foresta di palme. La popolazione rimase numericamente modesta e sostanzialmente in equilibrio con le risorse naturali presenti. In seguito, però, nacque da parte degli abitanti la necessità di costruire i moai, il cui sistema di trasporto richiedeva notevoli quantità di legname. Cominciò pertanto un importante lavoro di disboscamento dell’isola che fu ulteriormente intensificato dopo il sensibile aumento della popolazione dovuto a nuovi sbarchi. La riduzione della risorsa forestale provocò un inasprimento dei rapporti sociali interni che sfociarono talora in violente guerre civili. Le condizioni di vita sull’isola divennero pertanto proibitive per la poca popolazione rimasta, in gran parte decimata dagli scontri interni e dai flussi emigratori.

Le lingue parlate nell’isola sono quella nativa, il Rapa Nui, e quella nazionale cilena, lo spagnolo.

Cultura e tradizioni

Le enormi statue colossali che si trovano sull’isola vengono chiamate moai. Sull’isola esistono secondo le ricerche condotte da Sebastian Englert 638 moai, anche se non si può escludere che originariamente fossero oltre mille le statue presenti sull’isola. Nonostante le ricerche condotte negli ultimi anni il loro scopo non è tuttora noto con certezza. Secondo studi più recenti le statue rappresenterebbero capi tribù indigeni morti, e secondo la credenza popolare avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti.

Il Mistero delle Statue Giganti

statue giganti

Le statue giganti di pietra sparse per la remota Isola di Pasqua sono ancora più impressionanti a vederle dal vivo. Ma ora si è fatta un’ulteriore scoperta sulle teste dell’Isola di Pasqua, che lascia i ricercatori interdetti e potrebbe davvero cambiare il corso della storia e capire meglio la nostra reale provenienza, infatti nascoste alla vista, le teste sono attaccate a dei corpi che si estendono per metri di profondità.

I corpi sono interamente ricoperti e sono pieni di scritte ancora indecifrabili, chiamate petroglifi.

Secondo Wikipedia, la più alta testa dell’isola di Pasqua degli 887 Moai se avesse avuto il corpo sarebbe stata alta più di 30 piedi e avrebbe pesato 82 tonnellate. Un altra, sarebbe stata alta quasi 70 piedi e avrebbe pesato 270 tonnellate! Incredibilmente, molti di queste enormi teste sono stati spostate in vari luoghi in tutta l’isola. I volti rappresentano gli antenati che sono visti come divinità.

Per tutti questi anni se era pensato che fossero solo testa, ma per tutto il tempo, le sculture hanno segretamente nascosto i loro corpi , sepolti sotto la terra.
O si sapeva già e sono state già decifrate le scritte?
Anche perchè stranamente negli anni di ricerche molti archeologi hanno smesso di fare ricerche sulle teste dell’isola di Pasqua, catalogando le sculture come strane.
Ma ora la verità sta venendo fuori…

A Tutto questo si aggiunge solo il mistero di queste sculture sorprendenti. Forse ora si possono ottenere più informazioni analizzando le scritte sui loro corpi.

 
Territori e mete turistiche

 Mappa dell’Isola di Pasqua

Centri urbani

  • Hanga Roa — La capitale, nonché unica città, dell’Isola di Pasqua e si trova nella parte sud-occidentale dell’isola. Gli abitanti sono 3.304 e rappresentano più dell’ 87% della popolazione dell’isola. La via principale, l’Avenida Policarpo Toro, dove si trovano negozi, alberghi, ristoranti e l’unica farmacia dell’isola. Nel centro di Hanga Roa sorgono il museo dell’isola e la chiesa cattolica, che funge sia da luogo di ritrovo spirituale che da sala riunioni per la cittadinanza. Con l’avvento di internet e il miglioramento dei servizi di comunicazione realizzato dal governo cileno, negli ultimi anni sono stati aperti diversi internet cafè ed è stato reso disponibile persino un bancomat.
Come arrivare
In aereo

 

L’aeroporto di Mataveri sull’Isola di Pasqua

Il turismo ha raggiunto l’isola di Pasqua solamente a partire dal 1967, quando il primo volo commerciale raggiunse quest’isola remota. Arrivare all’Isola di Pasqua dall’Italia è un viaggio lungo, sono due le alternative possibili, arrivare dal Cile oppure dalla Polinesia Francese in entrambi i casi la compagnia aerea che effettua i voli è la LAN Chile, si tratta di 6-7 collegamenti alla settimana da Santiago del Cile all’Isola di Pasqua oppure di due collegamenti alla settimana da Papeete (Tahiti) all’Isola di Pasqua. Il tempo di volo sia da Santiago del Cile che da Papeete è di circa 5 ore.

Troppo igienista ….

INTRATTENIMENTO

gordon

Cossa vutu ???….no l’è che andar al ristorante tutti i di’ se diventa chef …..


Treviso – Porta S.Tommaso

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TV-S.Tommaso

Porta San Tomaso, posta in direzione Nord di Treviso, eretta sotto la podestà di Paolo Nani ai primi del ’500, è opera di Gugliemo D’Alzano di Bergamo anche se la storia non esclude l’intervento di marmorari provenienti da Venezia, in particolare i fratelli Lombardo.
La statua posta sulla sommità della porta, non raffigura San Tomaso, come riportato dalla tradizione popolare bensì San Paolo.

La storia anche se poco nota è precisa: il senato veneziano impose al podestà di Treviso di dedicare la porta all’arcivescovo di Canterbury San Tomaso Becket (nato a Londra ai primi del 1100, morto nel 1170 e canonizzato qualche anno dopo da Papa Alessandro III), ma Paolo Nani fece erigere sulla sommità della copertura la statua raffigurante l’apostolo suo omonimo San Paolo.

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Porta San Tomaso – 1846
Incisione di Antonio Nani.
(Biblioteca Comunale di Treviso)
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Porta San Tomaso oggi
distanziatore All’esterno sull’arco centrale, è riportata la scritta: “Porta de San Thomaso”, in dialetto veneto per le genti provenienti da fuori Treviso, per lo più contadini.

Sull’arco rivolto verso la città, la stessa scritta è riportata in lingua latina (Porta Sancti Thomae – Dominus custodiat introitum et exitum tuum) a rimarcare la differenza tra la cultura aristocratica del centro e la campagna.

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